Vigneti della cantina Claudio Cipressi sulle colline di San Felice del Molise

Claudio Cipressi: la storia del vignaiolo che ha riportato in vita la Tintilia del Molise

Alcune storie del vino italiano cominciano con un grande investimento. Quella di Claudio Cipressi comincia invece con una domanda: che cosa sarebbe successo se la Tintilia del Molise fosse scomparsa dai vigneti? Negli anni in cui molte aziende cercavano vitigni più produttivi e nomi già conosciuti, un vignaiolo di San Felice del Molise decise di dedicare tempo, attenzione e risorse a un'uva locale poco coltivata. Oggi quella scelta è parte della rinascita vitivinicola molisana.

Il risultato non è soltanto una serie di vini biologici. È un progetto che collega vecchie viti, selezione del patrimonio agricolo, paesaggio e identità culturale. Conoscere Claudio Cipressi significa quindi capire perché il Molise, spesso assente dai racconti più popolari del vino, meriti un posto fra i territori italiani da esplorare con curiosità.

L'incontro decisivo: un vitigno che rischiava di essere dimenticato

All'inizio degli anni Novanta, Claudio Cipressi lavorava nel commercio alimentare del suo paese. L'incontro con l'agronomo Michele Tanno, impegnato nella valorizzazione delle varietà agricole tradizionali, cambiò la direzione del suo percorso. Al centro delle loro conversazioni c'era la Tintilia: un'uva a bacca nera legata al Molise, allora presente in vecchi appezzamenti ma marginale rispetto alle varietà più diffuse.

Cipressi iniziò a cercare quelle piante, a osservare le differenze tra i ceppi e a sperimentare piccole vinificazioni. Non si trattava di recuperare una semplice curiosità botanica: significava capire se da quei grappoli potessero nascere vini capaci di esprimere complessità, freschezza e longevità. La ricerca procedette con la lentezza imposta dalla vigna, vendemmia dopo vendemmia.

Dal 1998 alla cantina: le tappe di una rinascita

Dopo anni di osservazione e selezione, a metà degli anni Novanta iniziò la propagazione del materiale viticolo ritenuto più interessante. Nel 1998 furono impiantati i primi cinque ettari di Tintilia. Per un piccolo progetto, scegliere un vitigno dalle rese contenute era una scommessa: meno produzione potenziale, più lavoro e nessuna garanzia che il mercato riconoscesse il valore dell'operazione.

Nel 2003 prese avvio la costruzione della cantina; nel 2005 arrivarono i primi imbottigliamenti. Gli anni successivi trasformarono l'esperimento in un'attività vitivinicola riconoscibile. Il recupero della Tintilia contribuì inoltre a riportare attenzione su un'intera regione: altri vignaioli hanno progressivamente investito nella valorizzazione di questa uva, oggi elemento centrale dell'identità enologica molisana.

La lezione di questa vicenda è attuale: recuperare un vitigno non significa fermare il tempo, ma creare le condizioni perché una tradizione possa evolvere. Senza scelte lungimiranti come questa, molti territori perderebbero una parte della propria personalità.

San Felice del Molise: l'altitudine, il vento e il carattere dei vini

Per capire i vini di Claudio Cipressi bisogna guardare il luogo in cui nascono. San Felice del Molise è un borgo della provincia di Campobasso, nell'entroterra collinare che risente sia dell'altitudine sia delle influenze adriatiche. I vigneti si trovano a quote che, secondo le parcelle, si avvicinano ai 500–600 metri: condizioni che possono favorire escursioni termiche e un percorso di maturazione graduale.

La zona conserva anche una storia culturale particolare, legata alle comunità di origine croata presenti da secoli in alcuni borghi molisani. Qui il vino non è un elemento isolato dal territorio: convive con agricoltura, piccoli centri abitati e paesaggi che alternano filari, boschi e campi. Sono luoghi nei quali il rapporto fra una varietà e il suo ambiente diventa facile da immaginare, ma richiede lavoro quotidiano per essere preservato.

L'azienda conduce un vigneto di circa 15 ettari, con una presenza importante di Tintilia e spazi dedicati anche a Montepulciano, Falanghina e Trebbiano. Non esiste, dunque, un solo volto della cantina: i rossi e i rosati parlano della Tintilia, mentre i bianchi mostrano altre possibilità espressive del Molise.

La viticoltura biologica non è un'etichetta: è una scelta di metodo

Uno degli elementi distintivi del lavoro di Cipressi è la conduzione biologica dei vigneti. L'attenzione riguarda il suolo, l'equilibrio della pianta e la salute dei grappoli, ma anche il momento della raccolta. L'uva viene selezionata con cura, perché un vino territoriale deve partire da frutti maturi e integri, non da correzioni di cantina pensate per uniformare ogni annata.

Nella vinificazione vengono privilegiati processi tradizionali e non invasivi. Le temperature, la durata delle macerazioni e i tempi di affinamento cambiano in funzione della cuvée: non tutti i vini devono avere la stessa intensità, e non tutte le uve chiedono lo stesso trattamento. Per questo la Tintilia di Claudio Cipressi può presentarsi in interpretazioni differenti, da quelle più immediate a quelle più profonde e distese nel tempo.

Macchiarossa, Settevigne e Collequinto: tre modi di leggere la Tintilia

Macchiarossa è una delle etichette simbolo della cantina. La Tintilia del Molise DOP Macchiarossa 2019 è un rosso biologico che mette in evidenza frutto scuro, richiami balsamici e speziati e un'importante attitudine all'evoluzione. È una bottiglia da scegliere quando si desidera approfondire la capacità della Tintilia di sostenere una degustazione meditata, oppure un piatto di carne dal sapore persistente.

La Settevigne Tintilia del Molise DOP 2019 offre un'altra chiave di lettura, sempre attraverso la varietà autoctona. È il vino che permette di confrontare stile, maturazione e carattere del vitigno senza allontanarsi dal territorio d'origine. Per la stessa annata 2019, Settevigne ha ricevuto un importante riconoscimento nell'edizione 2027 della guida Bibenda.

La versatilità della Tintilia si coglie anche nel rosato. Collequinto Tintilia del Molise DOP Rosato 2025 conserva il legame con la bacca nera ma cambia registro: profumi di piccoli frutti, un sorso sapido e una vocazione gastronomica che invita a uscire dalla consueta contrapposizione fra vino rosso e vino bianco.

Anche i bianchi raccontano il Molise di Claudio Cipressi

Limitarsi alla Tintilia sarebbe però riduttivo. Voira Falanghina Terre degli Osci IGP 2022 valorizza la Falanghina attraverso un profilo che privilegia freschezza e frutto; Le Scoste Molise Trebbiano DOP 2025 porta l'attenzione su un bianco dalla struttura equilibrata, interessante per accompagnare la tavola. Nella stessa cantina convivono quindi riscoperta della tradizione e capacità di interpretare più vitigni.

Perché oggi la storia di Claudio Cipressi conta

Il caso Cipressi ricorda che l'eccellenza enologica italiana non appartiene soltanto alle denominazioni più celebri. Esistono vini che hanno bisogno di qualcuno disposto a crederci prima che diventino conosciuti. La Tintilia del Molise è uno di questi: la sua recente valorizzazione nasce da studi, prove, investimenti e da vignaioli che hanno accettato di lavorare su un patrimonio fragile.

Per iniziare a conoscere questa storia nel bicchiere, si può partire dalla Tintilia Settevigne 2019, proseguire con Macchiarossa 2019 e completare il confronto con Collequinto Rosato 2025. Tre espressioni, un territorio e un vitigno che ha ritrovato una voce.

Domande frequenti su Claudio Cipressi e la Tintilia

Dove si trova la cantina Claudio Cipressi?

La cantina si trova a San Felice del Molise, in provincia di Campobasso. I vigneti sono distribuiti sulle colline dell'entroterra molisano, a quote importanti per la viticoltura della zona.

Quando è iniziato il recupero della Tintilia?

Il percorso di ricerca e selezione è iniziato nei primi anni Novanta. I primi cinque ettari di nuovi vigneti di Tintilia furono impiantati nel 1998, mentre i primi imbottigliamenti della cantina risalgono al 2005.

I vini Claudio Cipressi sono biologici?

La cantina è nota per la conduzione biologica del vigneto e propone numerose etichette certificate. Per scegliere una bottiglia specifica è sempre utile verificare l'annata e la relativa indicazione in etichetta.

Quali vini provare per iniziare?

Per conoscere il vitigno in rosso si possono confrontare Settevigne e Macchiarossa; chi preferisce il rosato può orientarsi su Collequinto. Per esplorare i bianchi della cantina, sono interessanti Falanghina Voira e Trebbiano Le Scoste.

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