Un viaggio nel Roero Rosso DOCG: Nebbiolo su suoli sabbiosi

Un viaggio nel Roero Rosso DOCG: Nebbiolo su suoli sabbiosi

Il Roero Rosso è un vino che nasce in una terra di confine, fisico e simbolico. Un confine tra la forza e la leggerezza, tra la classicità del Nebbiolo e una sua interpretazione più intima, quasi riflessiva. È l’altra voce del grande vitigno piemontese, meno solenne forse, ma capace di una profondità che si rivela con discrezione.

Dal punto di vista tecnico, il Roero Rosso è una DOCG prodotta esclusivamente da Nebbiolo, coltivato sulle colline sabbiose a nord del fiume Tanaro. Qui i suoli raccontano una storia diversa rispetto alle Langhe: sono più giovani, ricchi di sabbie e fossili marini, con una minore presenza di argilla. Questo elemento geologico è centrale nella definizione del vino. La sabbia drena, alleggerisce, rende il tannino più fine e accelera l’espressione aromatica, senza però impoverire la complessità.

Il disciplinare prevede un affinamento minimo di 20 mesi, di cui almeno 6 in legno; per la versione Riserva si sale a 32 mesi. Ma al di là dei numeri, ciò che colpisce è l’equilibrio naturale che il Roero Rosso riesce a raggiungere. Nel calice si presenta con un colore rubino luminoso e trasparente, tipico del Nebbiolo, mai concentrato artificialmente. È un colore che lascia passare la luce, come se il vino volesse essere guardato prima ancora che bevuto.

Al naso il profilo è nitido e stratificato: rosa appassita, viola, ciliegia matura, poi spezie sottili, accenni di erbe secche, talvolta una lieve nota ferrosa o balsamica. Non c’è eccesso, non c’è ostentazione. L’aromaticità è precisa, quasi disegnata a matita. Ogni profumo sembra avere il suo spazio, il suo silenzio intorno.

In bocca il Roero Rosso rivela la sua vera natura. Il tannino, elemento identitario del Nebbiolo, è presente ma cesellato, più setoso che aggressivo. La freschezza guida il sorso, l’alcol è perfettamente integrato e la struttura, pur solida, non è mai pesante. È un vino che cammina diritto, senza strappi, con un finale lungo e pulito, spesso segnato da una delicata sapidità che richiama il suolo da cui proviene.

Ma il Roero Rosso non è solo una questione di equilibrio tecnico. È un vino profondamente espressivo, che riflette il paesaggio da cui nasce: colline morbide interrotte da boschi, vigneti che convivono con la natura anziché dominarla, un senso di respiro che si ritrova nel bicchiere. C’è una dimensione quasi contemplativa nel berlo, come se chiedesse tempo e attenzione, non per stupire, ma per accompagnare.

Emotivamente, il Roero Rosso è un vino che parla sottovoce. Non cerca di imporsi con la potenza, ma conquista con la coerenza. È il vino di chi ama il Nebbiolo per la sua capacità di raccontare, non di impressionare; di chi riconosce la bellezza nella precisione, nella misura, nella trasparenza dell’espressione.

In un panorama spesso dominato da interpretazioni muscolari e ambiziose, il Roero Rosso rappresenta una forma di eleganza consapevole. Un vino che non rinuncia alla complessità, ma la esprime senza rigidità. Che non alza la voce, ma resta impresso. Come certi luoghi, come certe persone: più li conosci, più diventano necessari.

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