Aglianico del Vulture: il cuore vulcanico della Basilicata

Aglianico del Vulture: il cuore vulcanico della Basilicata

Aglianico del Vulture: il cuore vulcanico della Basilicata

Ci sono vini che raccontano un territorio in modo così profondo da sembrare quasi una dichiarazione d’identità. L’Aglianico del Vulture è uno di questi: intenso, longevo, a volte spigoloso da giovane ma capace di regalare emozioni straordinarie con il tempo. È il grande rosso della Basilicata, nato all’ombra di un vulcano spento e cresciuto in una terra aspra, autentica, sorprendente.

Un vitigno antico, un territorio unico

L’Aglianico è uno dei vitigni più antichi d’Italia. Le sue origini risalgono probabilmente all’epoca della Magna Grecia, quando i coloni ellenici portarono nel Sud Italia le prime viti. Nel Vulture, però, l’Aglianico ha trovato la sua espressione più potente e riconoscibile.

Il Monte Vulture è un vulcano spento che domina il nord della Basilicata. I suoi suoli di origine vulcanica – ricchi di minerali, ceneri e lapilli – conferiscono al vino una struttura importante e una spiccata impronta minerale. Le vigne, spesso situate tra i 400 e i 700 metri di altitudine, godono di forti escursioni termiche tra giorno e notte: un fattore chiave per lo sviluppo di profumi complessi e di una freschezza naturale che sostiene il vino nel tempo.

Carattere e profilo sensoriale

L’Aglianico del Vulture è un vino che non passa inosservato. Alla vista si presenta con un colore rosso rubino profondo, che con l’invecchiamento tende al granato. Al naso è intenso e stratificato: frutti rossi e neri maturi (amarena, prugna, mora), viole appassite, spezie, note balsamiche, cenni di grafite, cuoio e talvolta un accenno affumicato che richiama il suolo vulcanico.

In bocca è strutturato, tannico, con una spalla acida ben definita. È un vino che richiede pazienza: da giovane può apparire austero, persino ruvido, ma con il tempo si ammorbidisce, si allunga e acquista una complessità affascinante. Non a caso è spesso paragonato, per stile e capacità di invecchiamento, a grandi rossi come il Barolo.

DOC e DOCG: le denominazioni

L’Aglianico del Vulture ha ottenuto la DOC nel 1971, una delle prime del Sud Italia, a testimonianza del suo valore storico ed enologico. Nel 2010 è arrivata la consacrazione con la DOCG Aglianico del Vulture Superiore, che prevede regole più stringenti: rese più basse, gradazione alcolica minima più elevata e un affinamento più lungo, spesso anche in legno.

Queste denominazioni tutelano non solo la qualità del vino, ma anche il legame profondo con il territorio e le pratiche tradizionali di coltivazione, ancora oggi molto diffuse.

Un vino gastronomico per eccellenza

L’Aglianico del Vulture è un compagno ideale della cucina lucana, ricca e saporita. Si abbina magnificamente a carni rosse, selvaggina, brasati e arrosti, ma anche a piatti a base di agnello, cinghiale e formaggi stagionati come il pecorino lucano.

Grazie alla sua struttura, regge bene anche preparazioni complesse e speziate. Le versioni più evolute possono sorprendere accanto a piatti della grande cucina italiana, dove il vino diventa parte integrante dell’esperienza gastronomica.

Tradizione, rinascita e nuove generazioni

Negli ultimi decenni, l’Aglianico del Vulture è stato protagonista di una vera rinascita. Accanto a storiche cantine che hanno fatto la storia del territorio, sono nate realtà giovani e dinamiche, spesso guidate da nuove generazioni di vignaioli. C’è una crescente attenzione alla sostenibilità, alla valorizzazione delle vigne vecchie e all’espressione più autentica del terroir.

Il risultato è una pluralità di stili: dai vini più classici e austeri a interpretazioni più moderne, pur mantenendo sempre un’identità forte e riconoscibile.

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